INTERVISTA A MARCO PILLA

Marco Pilla si definisce un legionario al servizio della propria città. Il suo pensiero nasce dall’esperienza concreta e dalla convinzione che la politica debba essere guidata dalla competenza e dal merito.

Secondo Pilla, nei palazzi del potere, come Palazzo Mezzabarba, troppo spesso siedono persone prive della necessaria esperienza lavorativa, delle competenze e della capacità di amministrare una città. La politica, a suo avviso, non dovrebbe essere un punto di partenza, ma il traguardo di un percorso fatto di lavoro, sacrificio, studio e responsabilità. Prima si impara un mestiere, si conoscono i problemi reali dei cittadini e delle imprese, e solo dopo si può pensare di assumere incarichi di governo.

Uno dei temi che gli sta più a cuore è quello delle nuove generazioni. Pilla ritiene che molti ragazzi siano oggi privi di punti di riferimento e che il fenomeno delle baby gang e dei cosiddetti “maranza” sia il sintomo di un disagio sociale sempre più diffuso. Per contrastarlo, propone di riportare i giovani negli oratori, nelle palestre, nelle associazioni sportive e nei campi da calcio, luoghi dove si imparano il rispetto, la disciplina, il sacrificio e il valore del gruppo.

Per Marco Pilla è inoltre fondamentale far riscoprire ai giovani la dignità del lavoro. L’Italia è una nazione che ha costruito la propria storia sull’artigianato, sulle professioni e sul saper fare: un patrimonio che deve essere valorizzato e trasmesso alle nuove generazioni.

La sua visione è quella di uno Stato con regole chiare, semplici e uguali per tutti, dove il rispetto dell’educazione, dell’autorità e del senso civico torni ad avere un ruolo centrale, come accadeva alcuni decenni fa.

Infine, Pilla sostiene che sia arrivato il momento di ridurre il peso della burocrazia e di affidare le responsabilità pubbliche a persone competenti, preparate e capaci di assumersi le conseguenze delle proprie decisioni. Per lui, una buona amministrazione nasce dall’esperienza, dal buon senso e dalla volontà di servire i cittadini, non dal desiderio di esercitare il potere.


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